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   LA STORIA DELL'OMOSESSUALITA'
   
Confronto delle evidenze psico-genetiche e comportamentali

Questo speciale è dedicato alle varie teorie che hanno accompagnato nella storia la condizione Omosessuale.
Contrariamente al nostro modo di fare il linguaggio usato è abbastanza tecnico e lo scritto molto lungo, non potevamo fare altrimenti visto l'argomento trattato.

L'omosessualità secondo Alfred Adler
Molti studiosi hanno trattato l'omosessualità, confutando il fatto che le sue radici siano da ricercare nel vizio e nella smodatezza. Secondo i sostenitori della causa biologica, ormonale o genetica, essa é congenita, mentre gli psicanalisti si sono rifatti all'educazione dell'individuo ed all'ambiente famigliare in cui esso é cresciuto. Krefft-Ebing fu il primo a distinguere fra omosessualità congenita ed omosessualità acquisita; nel contempo però sostenne anche che negli individui omosessuali maschi vi sia una parte di cervello femminile. Binet, Schrenk e Freud ritennero invece che la causa fosse correlata ad un trauma psicologico subito nell'età infantile dall'individuo.

Freud inoltre arrivò alla conclusione che l'omosessualità fosse una componente della libido, originariamente rimossa ed in seguito riattivata, presente in tutti nevrotici. Magnus Hirchfeld, psicanalista e promotore, fra l'altro, del primo gruppo di attivismo omosessuale, puntò sullo sbalzo di ormoni, andrina e ginecina, quale base sia dell'omosessualità che dell'ermafroditismo. Alfred Adler (1870 - 1937), psicanalista studioso delle perversioni, ritenne che l'omosessualità fosse un fattore legato alla nevrosi individuale, non congenito. Pubblicò nel 1917 "Il problema dell'omosessualità", e nel 1930 "Psicologia dell'omosessualità", edito da Hirzel, Lipsia. Per quanto riguarda la definizione attuale dell'omosessualità, si afferma che un individuo omosessuale, il quale accetta in pieno e con serenità la propria condizione (libero quindi da restrizioni morali) non va considerato patologico tout court, vero che la nosografia psichiatrica ha cancellato l'omosessualità dall'elenco dei disturbi psicosomatici. Oggi ci si limita a considerare patologica la forma "egodistonica" dell'omosessualità, cioè quella vissuta con incertezza ed angoscia.

Psicologia dellìOmosessualità
L'opera di Alfred Adler per prima cosa fa il punto della situazione: nonostante le disposizioni giuridiche e penali, nonché il rigore morale dell'epoca (primi del Novecento), il fenomeno omosessuale non solo era calante, ma andava sempre più diffondendosi. L'autore inoltre rileva come gli studiosi del periodo, Freud, Hirschfeld, Fliess, non avevano trattato l'argomento in modo completo e quanto poco i loro trattati avevano inciso sull'opinione pubblica. Secondo Adler la psicologia individuale aveva determinato che i fenomeni di perversione (masturbazione, feticismo, omosessualità, masochismo...) hanno alcune peculiarità in comune:

1.Sono innanzitutto espressione di un incremento della distanza fra uomo e donna; 2.Rappresentano una rivolta contro il normale adattamento sessuale, intervento questo sia artificioso che inconscio; 3.Indicano un disprezzo del partner; 4.Sono compensatori per ridurre il presunto senso di superiorità della donna; 5.Sono in relazione con una forte sensibilità, con un eccesso di orgoglio e di caparbietà, con carenza di spirito cameratesco, con poco sentimento sociale, diffidenza e smania di comando.

L'individuo predisposto alla nevrosi é più sensibile ai cambiamenti della vita, ed é quindi confrontandosi con problemi di coppia e con il matrimonio che egli reagisce con delle escamotage, le quali portano ad una distanza di sicurezza dal soggetto-partner; una di queste é appunto l'omosessualità, che, come la psiconevrosi, fa quindi parte dell'anormale. Nella fase dello sviluppo il bambino affronta problemi e situazioni creando stratagemmi che ricava dalla propria esperienza e dal confronto con quelle degli altri, soluzioni che adotta come schemi del suo comportamento, ai quali si conformeranno da allora le sue risposte. Le ricerche della psicologia individuale hanno inoltre dimostrato che un bambino sarà tanto più perverso quanto più sarà accresciuto in lui il senso di inferiorità.
Naturalmente sotto questa chiave anche l'educazione assume un senso di primaria importanza: un padre-tiranno, che offusca la personalità espressiva del figlio, può essere causa dell'insicurezza dello stesso, creando un grave senso di inferiorità, ed egli si oppone all'autorità del padre in modo nascosto, acquisendo le doti tipiche del perverso. Stessa cosa accade se la madre é forte e possessiva: il bambino avrà, un domani, un forte senso di scoraggiamento e quindi di repulsione verso la donna.
La fuoriuscita dallo schema tradizionale fa sì che l'omosessuale sia scarsamente adattabile alla vita sociale, dove infatti egli è condannato ad essere perseguito penalmente e moralmente. Trattandosi però di una nevrosi individuale, la minaccia di una punizione incentiva la pratica dell'omosessualità. È possibile curare l'individuo omosessuale? Sempre per il fatto che si tratta di una nevrosi individuale costituita in età giovanile, la cosa, se non é possibile, é quantomeno difficile: sarebbe come curare un uomo codardo al fine di farlo divenire coraggioso. Per curare l'omosessuale, é necessario quindi estirparne l'omosessualità acquisita nell'infanzia, quindi rilevare in modo preciso la distanza dal partner sessuale, evidenziare l'aspetto dell'antisocialità e quindi sciogliere il senso di superiorità adottato per compensazione: l'omosessualità, come si diceva, é un fattore di educazione dell'infanzia. La vasta diffusione di questo fenomeno, normale nei tempi antichi come tutt'oggi in ogni classe sociale, fa dedurre che l'omosessualità sia una perversione non curabile.

Ipotesi di cause dell'Omosessualità
È colpa della madre possessiva? Tutto dipende dall'ipotalamo? Che ruolo hanno gli ormoni? Il gay é una donna con il corpo da uomo? Ed i cromosomi?
Tante domande con tante risposte. Certamente la scienza non é ancora pronta per dare una risposta definitiva al quesito sulla causa dell'orientamento sessuale, ma, mentre teologi ed etologi discutono se l'omosessualità abbia o meno una causa biologica, i ricercatori puntano sul capire fino a che punto essa ne sia coinvolta. È bene ricordare tuttavia che non esiste un solo orientamento omosessuale, e che per persona gay si intende un individuo, ad esempio un maschio, consapevole di essere maschio, che si sente portato ad esprimere la propria affettività e la propria sessualità con un altro maschio: l'individuo gay quindi, una volta accettato il suo orientamento trascurando vincoli morali o etici, realizza la sua personalità. Al contrario l'orientamento transessuale é indicato in individui che non accettano la propria mascolinità, ritenendo quindi di avere una personalità femminile in un corpo maschile. Il raggiungimento dell'equilibrio omeostatico, cioè tra psiche, corpo ed ambiente, é raggiunto in tali individui anche con la somministrazione di ormoni, con supporti psicologici e con terapie chirurgoplastiche. La teoria più accreditata sulla causa dell'omosessualità é quella di Dean Hamer, del National Cancer Institute di Bethesda, USA, il quale, studiando alcuni gemelli omozigoti omosessuali e ricostruendo la presenza di altri gay nella famiglia d'origine, ha concluso che l'omosessualità ha una causa genetica. Non necessariamente le teorie sotto descritte si escludono a vicenda, tuttavia é bene sottolineare che non esiste un solo comportamento omosessuale.
Prima teoria: "colpa" della famiglia.
Prima dell'ipotesi che l'origine dell'omosessualità fosse da ricercare nella biologia, essa era indicata nel modello famigliare dove l'individuo era inserito, ed in particolar modo se vi era la presenza di una madre possessiva, "castrante", ed un padre debole o assente. Se tuttavia questa teoria fosse accreditabile, si sarebbe potuto curare l'omosessualità con la psicanalisi, cosa che lo stesso Freud riconosce come impossibile.
Seconda teoria: gli ormoni.
Per un certo periodo i ricercatori hanno sostenuto che la determinazione dell'orientamento sessuale fosse dovuta sostanzialmente alla quantità maggiore o minore di ormoni femminili (in particolare l'estradiolo) o maschili (testosterone) presenti nell'individuo nella fase prenatale, indirizzati al cervello durante la settima settimana di sviluppo. La tesi tuttavia é stata in buona parte abbandonata, in quanto ciò avrebbe significato che un'ampia percentuale di maschi, in condizioni cliniche da comportare una carenza di ormoni androgeni nella fase prenatale, sarebbe dovuta essere omosessuale, così come lo sarebbe dovuto essere ogni individuo di sesso femminile esposto in età prenatale ad un eccesso di adrogeni.
Terza teoria: l'ipotalamo.
Nel 1977 Roger Gorski dell'Univerità di Los Angeles, nota che nel cervello dei topi il nucleo che determina il comportamento sessuale é più grosso nei maschi che nelle femmine, scoperta confermata anche da Laura Allen, della stessa università, la quale nel 1989 afferma che anche nel cervello umano il nucleo del comportamento sessuale (INAH-3) è diverso fra maschi e femmine. Il ricercatore olandese Dick Swaab nel 1991 rileva la presenza nel cervello umano di un altro nucleo, l'SNC, il quale non varia secondo il comportamento sessuale (maschio o femmina), ma secondo l'orientamento sessuale. Il maggior impulso alla tesi della causa ipotalamica é dato da Simon LeVay, un neuroanatomista del Salk Institute for biological studies di La Jolla, California, il quale nel 1993 pubblica una ricerca secondo cui sia l'INNAH-3 di Allen che l'SNC di Swaab variano non solo a seconda del sesso, ma anche dell'orientamento sessuale. Tale tesi é però contraddetta da William Byne, il quale afferma che LeVay si é servito per arrivare a questa conclusione di cervelli di maschi omosessuali provenienti da persone ammalate di AIDS: l'ingrossamento dei due nuclei potrebbe essere infatti attribuito a disfunzioni ormonali dovute alla malattia.
Quarta teoria: i cromosomi.
Il gruppo di ricerca guidato da Dean Hamer, del National Institut of Heatl, asserisce di aver individuato nella regione del cromosoma X, denominata "xq28", contenente centinaia di geni, il gene determinante l'omosessualità. Studiando l'albero genealogico materno di 114 maschi omosessuali, Hamer ha accertato che il 13,5% dei loro fratelli é gay, come pure il 7,5% dei cugini maschi e degli zii, individuando una percentuale molto maggiore rispetto a quella della media della popolazione. L'incidenza dell'omosessualità nella famiglia paterna é risultata invece nella media della popolazione. Hamer sostiene quindi che l'omosessualità sia trasmissibile solo per via materna e che responsabile sia probabilmente un gene del cromosoma X. Valida o meno la teoria cromosomica, certo é che basta un nulla per creare polemica: James Watson, scopritore nel 1953 con Francis Crick del DNA, in un'intervista al Sunday Telegraph, rivendica il diritto per la madre di abortire nel caso in cui il figlio abbia imperfezioni, tra le quali nomina l'omosessualità.

: L'ipotesi della programmazione biologica
Il biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dell'Institute of Gay and Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo la quale il comportamento omosessuale non sarebbe un comportamento disordinato, frutto di abitudini disordinate apprese, subite o liberamente scelte, ma una condizione biologica innata e precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale.

L'ipotesi di Simon LeVay è che il terzo nucleo interstiziale dell'ipotalamo anteriore - INAH3 - sarebbe più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli omosessuali esso sarebbe più piccolo e tale nucleo potrebbe essere determinante nella genesi del comportamento sessuale (1).

William Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute e ricercatore all'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, presso la quale studia la struttura cerebrale dell'uomo e degli altri primati e il modo in cui i fattori biologici e sociali interagiscono nell'influenzare il comportamento, evidenzia innanzi tutto il fatto che il lavoro di Simon LeVay non è stato riprodotto sperimentalmente: studi di neuroanatomia umana come questo sono corredati da una scarsissima documentazione metodologica, che non consente la riproduzione. Infatti, procedimenti analoghi a quelli utilizzati da Simon LeVay per identificare i nuclei avevano precedentemente depistato i ricercatori (2).

William Byne sottolinea che delle molte presunte differenze sessuali nel cervello umano riferite negli ultimi cento anni, solo una è risultata sistematicamente riscontrabile: la dimensione del cervello e delle sue strutture varia con la taglia corporea (3).

Inoltre l'ipotesi di Simon LeVay sui meccanismi biologici proposti per spiegare il comportamento omosessuale nel maschio, non è in grado di spiegare il comportamento sessuale delle lesbiche né, tantomeno, quello degli adulti bisessuali e certo non può essere generalizzata ed estesa per dare giustificazione del comportamento nelle varie forme di deviazione e di perversione sessuale (4). Tale ipotesi non può spiegare un altro fatto alla luce del quale la sua logica deterministica risulta infondata: se la persona omosessuale vuole sottoporsi a opportune terapie psicologiche, essa può giungere a guarigione completa.

Secondo l'esperienza clinica dello psichiatra olandese Gerard J. M. van den Aardweg, uno dei massimi studiosi dell'omosessualità, la guarigione è totale in una percentuale del 30% e negli altri casi, dov'è maggiore un'assuefazione ai contatti omosessuali di tipo nevrotico-ossessivo, è possibile attenuare e controllare gli impulsi emotivi. Lo studioso olandese ha pure notato che i pazienti omosessuali che vivono la loro fede religiosa in modo positivo hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti - in particolare della confessione -, la speranza, l'umiltà, l'amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico (5).

L'ipotalamo fa parte del cosiddetto sistema limbico: esso è uno degli elementi centrali del sistema e intorno a esso vi sono altre strutture sotto corticali come l'area preottica, l'epitalamo, l'ippocampo, l'amigdala e così via. Tutto intorno a queste formazioni sotto corticali si trova la corteccia limbica, che comincia, sulla faccia ventrale dei lobi frontali, con l'area orbitofrontale e termina, verso la superficie ventro-mediale del lobo temporale, con il giro ippocampale, l'area piriforme e l'uncus: tutto questo complesso di strutture costituisce il sistema limbico (6).

John C. Eccles, premio Nobel per la neuro-biologia, spiega che il sistema limbico è deputato soprattutto all'attività di fissare i ricordi con le relative esperienze emozionali (7).

I sistemi prefrontale e limbico sono in uno stato di relazione reciproca e in grado di stabilire fra loro un'interazione a circuito continuo. Per mezzo della corteccia cerebrale prefrontale il soggetto può esercitare un'azione di controllo sulle emozioni generate dal sistema limbico (8).

Questo spiega come un riflesso condizionato possa essere inibito e annullato da un condizionamento contrario mediante un "lavoro psichico" che porta alla costituzione di diversi engrammi mnemonici determinati da un nuovo apprendimento e destinati a evocare un nuovo senso di gratificazione e di castigo (9).

Pertanto, un'ulteriore obiezione all'ipotesi di Simon LeVay è che le esperienze emozionali, fissate nel sistema limbico e nell'ipotalamo in particolare, possono essere sostituite da nuove esperienze emozionali perché si tratta di una sorta di "banca dati", che è soggetta al controllo e alla programmazione del pensiero cosciente.

Inoltre non bisogna dimenticare che la medicina psicosomatica ha dimostrato che l'influsso della psiche sul soma è tale da trasformare le alterazioni psichiche in alterazioni somatiche, prima funzionali e successivamente organiche, anche in senso morfologico. Alcuni degli esempi più clamorosi dell'influenza che possono esercitare i fattori psichici sull'organismo sono costituiti, oltre che dai lavori del fisiologo russo Ivan Petrovic Pavlov sui riflessi condizionati, dai fenomeni isterici, dall'anestesia mediante ipnosi, dai metodi di rilassamento psico-fisico mediante la concentrazione psichica e la suggestione, dai lavori di Walter Bradford Cannon sulla funzione delle emozioni nei confronti delle attività endocrino-metaboliche: mentre nell'Ottocento si vedeva soltanto l'aspetto organicistico, oggi si tende a studiare l'intera personalità nella quale corpo e spirito formano un'unità inscindibile.

Il comportamento umano nasce dal rapporto e dall'interazione fra conoscenza e volontà, apprendimento e interpretazione degli avvenimenti, processi somatici ed eventi ambientali (10).

Marcello Perrotta, dell'Istituto di Sessuologia di Firenze, ricorda che la stessa neuro-biologia considera fondata l'ipotesi secondo cui il comportamento e l'ambiente possono plasmare e modificare le strutture cerebrali, amplificando o riducendo alcune differenze anatomiche. Pertanto, nell'omosessuale, il diminuito volume di un piccolo nucleo ipotalamico potrebbe essere non la causa del comportamento omosessuale, ma la conseguenza del comportamento omosessuale (11).

William Byne cita il lavoro di Manfred Gahr, che lavora presso il Max-Planck-Institute, in Germania, il quale ha utilizzato una colorazione dei nuclei simile a quella impiegata da Simon LeVay. Manfred Gahr ha potuto osservare variazioni stagionali nella dimensione del nucleo coinvolto nel canto dei canarini. Tuttavia metodi di colorazione più specifici hanno rilevato che le dimensioni, in realtà, non variavano e allora ha ipotizzato che il metodo di colorazione meno specifico potesse essere stato influenzato da variazioni ormonali stagionali che alterano le proprietà delle cellule del nucleo (12).

William Byne, inoltre, fa notare che il lavoro di Simon LeVay è inattendibile perché tutti i cervelli di maschi omosessuali provengono da pazienti colpiti da AIDS e, all'epoca del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi livelli di testosterone in conseguenza della malattia stessa (13). Una ricerca di Deborah Commins e Pauline Yahr, dell'Università della California a Irvine, sostiene quest'ultima ipotesi. Le due ricercatrici hanno trovato nei gerbilli della Mongolia - roditori poco più grossi dei topi - che la dimensione di una struttura cerebrale simile, paragonabile al cosiddetto nucleo sessuale dell'area preottica, varia con la quantità di testosterone presente nel circolo sanguigno (14).

Roger A. Gorski e Gary W. Arendash, dell'University of South Florida, hanno trovato che, distruggendo il nucleo cosiddetto sessuale dell'area preottica, in entrambi i lati del cervello di un ratto di sesso maschile, non se ne pregiudica il comportamento sessuale.

L'elemento somatico fondamentale che determina la differenziazione delle gonadi in senso maschile o femminile è il sesso cromosomico: si tratta dell'elemento strutturale che consente l'attribuzione dell'identità sessuale somatica.

Nel processo dello sviluppo e della differenziazione sessuale, le malattie che portano a un insufficiente o eccessivo tasso ormonale di androgeni provocano anomalie nello sviluppo degli organi genitali esterni, che possono avere aspetto femminile negli uomini o aspetto maschile nelle donne. Le persone affette da tali malattie hanno spesso bisogno di un doveroso intervento di chirurgia plastica per la ricostruzione di organi genitali di aspetto normale.

William Byne parla delle ricerche effettuate sull'orientamento sessuale di questi individui: tali ricerche confermano la validità del modello dell'apprendimento sociale. Il comportamento sessuale di questi soggetti malformati dipende dal sesso verso il quale vengono orientati dai loro genitori, soprattutto se tale orientamento è stato fatto in modo non equivoco prima dell'età dei tre anni (15).

Ruth H. Bleier, neurobiologa e studiosa della condizione femminile, ha trovato che il comportamento sessuale delle donne con organi genitali mascolinizzati non dipende dall'esposizione agli androgeni ma dall'apprendimento sulla propria identità e dalla interpretazione che esse danno della propria malformazione (16).

Ma, contro l'ipotesi dell'omosessualità vista come condizione biologica, è determinante un recente studio effettuato da J. Michael Bailey, della North-Western University, e di Richard C. Pillard, della Boston University. Gli scienziati hanno effettuato una ricerca sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti - che hanno tutti i geni uguali e la stessa struttura biologica -, per di più allevati nella stessa famiglia, nello stesso ambiente sociale e a stretto contatto l'uno con l'altro.

La ricerca ha dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto un comportamento omosessuale, in circa la metà dei casi l'altro gemello ha scelto un comportamento sessuale normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti quando uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Tutto questo dimostra in modo inequivocabile l'importanza del libero arbitrio e delle abitudini nella genesi del comportamento sessuale (17).

Interpretazioni non deterministe
Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni si sono viste confermate soprattutto le idee di Alfred Adler (1917), il primo a mettere in relazione l'omosessualità con un complesso di inferiorità nei confronti del proprio sesso. Le ricerche empiriche di I. Bieber e T. B. Bieber e di altri (1962) hanno messo in evidenza il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente con il suo ruolo sessuale, deve avere stima per il genitore del suo stesso sesso e deve sentirsi da lui amato e stimato. Tali ricerche hanno, inoltre, messo in evidenza che l'adulto omosessuale è uno che non ha vissuto i suoi anni di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso sesso.

Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria situazione, a desiderare l'affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto alle quali si è costruito un complesso di inferiorità riguardante la propria sessualità e la propria identità e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui compagnia si sente escluso. La tendenza omosessuale nasce spesso da un bisogno "erotizzato" di attenzione: lo psichiatra olandese J. L. Arndt dice che dentro l'omosessuale vive un povero bambino che si strugge per desideri inappagati.

Gerard J. M. van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali possono essere curati, ma soprattutto che possono e devono essere prevenuti durante l'infanzia con una giusta educazione. Egli dice che un'educazione dei giovani mirante ad annullare le specificità maschili e femminili - tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario - e la mancanza a casa dei ruoli materni e paterni può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l'insorgenza dei complessi nevrotici omosessuali (18).

Insegna Papa Giovanni Paolo II: "Ricordatevi che la nostra fede, come dice San Paolo, non si fonda sulla "sapienza degli uomini" né si confonde con la "sapienza di questo mondo" (1 Cor. 2, 5-6). Per questo, nessuna ideologia potrà offrire un postulato che sia premessa alla quale subordinare la dottrina di fede. Al contrario, è la fede che giudica, con la "sapienza di Dio" (1 Cor. 2, 7), le conclusioni valide delle scienze umane, che, se autentiche, non potranno mai essere in contraddizione con la Verità della fede" (19).

La tradizione della Chiesa insegna che la pratica omosessuale - opere, omissioni e volontaria condiscendenza a pensieri omosessuali - rientra nel vizio della lussuria. La lussuria consiste nell'uso disordinato dell'appetito sessuale e da essa nascono molti altri mali perché la ragione e la volontà ne vengono turbate in modo gravissimo: sono conseguenza della lussuria l'accecamento della mente, l'incostanza, l'egoistico amore di sé, l'incapacità di controllare le proprie passioni (20).

Il vizio
Il vizio è l'abitudine ad agire in modo moralmente disordinato: tale abitudine è la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati; tali atti possono essere sia il risultato del libero arbitrio e di scelte personali, sia il frutto di "situazioni di disordine" familiare e sociale che la persona apprende o subisce senza sua colpa, situazioni di disordine che nascono dall'accumulazione e dalla concentrazione di molti peccati personali (21).

In campo psicologico molti considerano l'omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-dystonic. Padre Bartholomew Kiely S.J., docente alla Pontificia Università Gregoriana, sottolinea che non si tratta di una posizione veramente scientifica, ma di una posizione relativista nel campo della psicologia secondo la quale "[...] la gratificazione dei bisogni più sentiti della persona è di importanza centrale per la sua realizzazione come persona; non esiste criterio oggettivo per discriminare tra bisogni moralmente accettabili e bisogni non accettabili, ma tutto dipende dalle preferenze soggettive della singola persona" (22).

Per tale approccio relativista ogni considerazione sull'omosessualità deve essere non di tipo oggettivo ma di tipo soggettivo. Se il soggetto si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossico-dipendente o l'alcolizzato si sentono gratificati dalla droga o dall'alcol essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire per la loro strada. Già il marxista Herbert Marcuse rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un'alienazione e deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà. L'alcolista, il tossicodipendente, il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il guardone, il masochista, il sadico e così via sono soggettivamente gratificati dalle loro azioni disordinate, ma si tratta oggettivamente di situazioni di deviazione e di alienazione. Scrive padre Bartholomew Kiely S.J.: "[...] gli atti omosessuali appaiono come manifestazioni di una strategia con cui la persona omosessuale cerca di difendersi [strategia difensiva disordinata, sbagliata e nevrotica] contro problemi sottostanti, più o meno inconsci, che non è riuscita a risolvere. Nell'atto omosessuale, una persona cerca di usare un'altra persona come parte del suo sistema difensivo" (23).

Lo studioso gesuita cita E. Moberley, che, trattando dell'omosessualità in generale, afferma: "[...] l'omosessuale, sia maschio, sia femmina, ha patito di qualche mancanza nella relazione con il genitore dello stesso sesso; [...] esiste una tendenza corrispondente a rimediare questa mancanza, per mezzo di relazioni con persone dello stesso sesso, cioè relazioni omosessuali" (24).

"In parole povere, quindi, si può dire che l'incontro omosessuale [...] sembra essere un incontro tra due persone, ciascuna delle quali si sente incompleta (come maschio o come femmina). Ciascuna persona sta usando l'altra per completare se stessa" (25).

E ancora: "Gli atti omosessuali, come altre manovre difensive, possono portare un sollievo temporaneo alla persona; però, a lungo andare, non risolvono i suoi problemi più profondi, incluse le sue aspirazioni di trascendenza [...]. Gli atti omosessuali possono rappresentare una ricerca di qualche bene parziale; ma non corrispondono al bene integrale della persona" (26).

Teorie genetiche e biologiche
Alcuni studi hanno avanzato l'ipotesi che nella genesi dell'omosessualità possano essere coinvolti fattori genetici o biologici. In alcune vecchie ricerche sarebbero stati rinvenuti in omosessuali maschi livelli di androgeni più bassi del normale. Ma l'indirizzo recente delle più accreditate scuole di endocrinologia dimostra invece il contrario: non sussiste alcuna differenza di profilo e qualità ormonale tra i maschi omosessuali e quelli eterosessuali. In altri lavori è stata anche descritta una risposta anomala all'inoculazione di estrogeni con aumento della concentrazione di ormone luteinizzante.

Da ciò si è ipotizzato che gli estrogeni, qualora presenti in concentrazione normale durante lo sviluppo prenatale, siano capaci di determinare un orientamento sessuale caratterizzato da interesse nei confronti delle donne mentre una diminuzione di tali ormoni (od una insensibilità tissutale alla loro azione) determinerebbe la comparsa di un orientamento sessuale verso i maschi. È da riferire comunque che i dati ottenuti da questi studi non sono stati confermati da lavori successivi.

A sostegno dell'ipotesi descritta, comunque, vi è anche la constatazione che bambine sottoposte a livelli eccessivi di ormoni maschili durante la gestazione tendono ad essere più aggressive e meno femminili. Si è anche visto che in gruppi di donne con elevati livelli di ormoni surrenalici la quota di omo- o bi-sessualità tende ad essere maggiore rispetto al resto della popolazione.

Si è anche notato lo sviluppo di un carattere meno aggressivo in maschi che durante lo sviluppo hanno avuto livelli più elevati di ormoni femminili.

Studi sui gemelli hanno rilevato una maggiore concordanza di omosessualità tra gemelli omozigoti rispetto a quelli dizigoti. Pare, inoltre, che maschi omosessuali tendano ad avere un maggior numero di fratelli anch'essi omosessuali rispetto agli eterosessuali.

Sono stati pubblicati anche lavori che hanno ricevuto una forte attenzione dagli scienziati e dai mezzi d'informazione:

· nel 1991, sulla rivista Science, apparve un articolo che riferiva che le cellule di una specifica regione dell'ipotalamo anteriore erano più piccole in maschi omosessuali e nelle donne rispetto ai maschi eterosessuali,

· nel 1993, sempre sulla rivista Science, apparve un articolo che indicava come in un gruppo di 40 famiglie con due fratelli omosessuali venisse condivisa una regione subtelomerica del braccio lungo del cromosoma X,
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