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   VASLAV NIJINSKY
   Articolo scritto da: Giovanni
Vaslav Nijinsky
Il poeta del movimento.
Nato il 28 marzo del 1889 a Kiew, Vaslav Nijinsky studia danza nella scuola di ballo imperiale di San Pietroburgo e inizia la sua lunga collaborazione con uno dei massimi coreografi di tutti i tempi: Michail Fokin.

Il fatale incontro con Sergei Diaghilev, imprenditore e direttore artistico dei celeberrimi "Balletti Russi" nonché amante del giovane ballerino, permise a Vaslav di esprimere il suo forte potenziale creativo e diventare uno dei più importanti danzatori di tutti i tempi.

Negli anni 1910/11 e seguenti, Vaslav balla in "Giselle", "Sheherazade", "Les Orientales" e sempre con la coreografia di Fokine interpreta "Le spectre de la rose", "Petrouchka" e "Narcisse".

Successivamente Vaslav inizia a lavorare al suo primo balletto "L'Apres midi d'un faune" sulle musiche di Claude Debussy, opera con al quale rivoluziona completamente il mondo della danza coreografando anche altri due lavori: "Le Sacre du printemps" (musica di Igor Stravinskij), e "Jeux" sempre su componimento di Debussy, capolavori contrastati per l'innovazione del linguaggio espressivo del corpo e della struttura musicale.

Durante una tourné sudamericana, senza Diaghilev, Vaslav si fidanza con la ballerina ungherese Romola de Pulzky, convolando subito, a nozze nel giro di pochi mesi.

Diaghilev licenzia Nijinsky.

Nel 1919 inizia la "follia" raccontata da Vaslav stesso nei suoi diari, rimanendo in manicomio fino alla sua morte nel 1950.

Vaslav Nijinsky, il danzatore che scandalizzò per la provocazione erotica dei suoi balletti ispirati alla pittura vascolare arcaica dell'Ellade, rovesciando completamente i canoni del balletto classico, divo indiscusso e protagonista delle più importanti scene mondiali, si racconta nei suoi "Diari" pubblicati più volte in versione integrale dopo le opprimenti censure sulla prima edizione, attuate ovviamente dalla lestofante coniuge, sulla parte legata alla sessualità del "fauno" dall'ambiguo eros.

Il febbrile diario di un divo, rimasto solo negli abissi della follia, dove il danzatore vagheggia nei ricordi di una relazione tumultuosa e contrastata con Diaghilev, portata ad una drastica conclusione con l'entrata in scena della solita femmina predatrice di status sociali ed economici.

La sessualità di Nijinsky è il tormento generatore della sua vita artistica e della fine solitaria, splendidamente illustrata da lui stesso nei suoi "Diari" ovviamente da leggere e custodire gelosamente nella propria biblioteca personale.

   EDWARD MORGAN FORSTER
   Articolo scritto da: Giovanni
Edward Morgan Forster
Nato a Londra nel 1879.
Morto a Coventry nel 1970
Uomo colto e raffinato, amante delle culture orientali e viaggiatore instancabile, Edward Morgan Forster visitò a lungo l'Italia, la Grecia, l'Egitto e l'India. L'intera produzione letteraria dell'autore scruta attentamente i rapporti umani, le abitudini, le regole invalse della comunità, i contrasti stridenti fra la libertà ricercata e l'esistenza convenzionale indotta dai costumi sociali. Considerato il principale scrittore inglese del XX secolo, Edward Morgan Forster permise la pubblicazione del suo romanzo d'amore omosessuale 'Maurice' solo dopo morte nel 1970.
Terminato nel luglio 1914, Maurice è il capolavoro dello scrittore inglese in parte celatamente autobiografico per la costante matrimoniale nella quale sono incorsi i suoi amanti reali…..con relative richieste di aiuti economici per le relative consorti….immagini speculari del personaggio di Clive nel romanzo!
Maurice è un profondo e significativo prodotto di scrittura personale sull'identità di Forster; i due compagni di college, Maurice e Clive, sono protagonisti di una delicata e inconfessabile passione amorosa destinata, inizialmente, a perire miseramente per l'estenuante bigottismo del periodo vittoriano (……..solo di tale periodo?) per poi risorgere gloriosamente con un terzo carnale personaggio: Alec il guardiacaccia.
L'amore forte e tormentato di Maurice, non ricambiato dal patetico e nauseante coetaneo Clive, è descritto con grande attenzione e sensibilità letteraria; la ricostruzione delle calde e tenere atmosfere che si creano fra i due ragazzi, i passaggi che portano alla conoscenza della propria diversità e il differente atteggiamento dei due protagonisti nei confronti di tale realtà, fanno di questo romanzo un unicum sulla scoperta giovanile dell'omosessualità raccontata in maniera veramente seducente e raffinata.
Il tanto decantato 'amore platonico', unica forma d'amore accettabile fra soggetti di sesso maschile (perché si sa…..anche a quei tempi quello saffico andava bene….quello catulliano no… ), viene superato e concretizzato in maniera pragmatica da Maurice e Alec (omo senza lettere ma d'indubbia personalità e carisma!) lasciando Clive con il suo blando travestitismo sociale e la poco stupida mogliettina…..
Resta la domanda del perché Forster si vergognasse tanto di questo eccellente prodotto (qual è Maurice), quando viveva la propria peccaminosa tendenza greca alla luce del giorno (almeno così si narra…), prendendosi poi solo una rivincita letteraria sui suoi fedifraghi e ben coniugati amanti con un finale felice (almeno uno ogni tanto…), fra due uomini di differenti classi sociali.
Il romanzo di Maurice è imperdibile soprattutto per i ragazzi giovani (e realmente sensibili), che crescendo acquistano coscienza di sé (ovvero della propria natura criminosa …..), e sono alla ricerca di quei sentimenti spontanei e sinceri riscontrabili solo quando si è ventenni e pieni di illusioni (…di natura estremamente caduca……). Stati d'animo e sensazioni prettamente giovanili che Forster riesce magistralmente a ricostruire e a far rivivere, dopo tanti anni, anche a soggetti aridi e disillusi come noi.
L'omonima versione cinematografica di Maurice, con la regia di James Ivory, è ben curata e fedele al testo dell'autore da visionare, ovviamente, dopo la lettura del romanzo.
Il tema della personalità prigioniera e castigata dalle convezioni e dettami sociali si ritrova anche in altri romanzi di Forster come Dove gli angeli temono di andare (1905), Il viaggio più lungo (1907), Camera con vista (1908).

Bibliografia reperibile in varie edizioni.
Maurice
L'attimo eterno
Monteriano
Il cammino più lungo
Camera con vista
Casa Howard
Passaggio in India
Dove gli angeli temono di andare

   WALT WHITMAN
   Articolo scritto da: Giovanni
Walt Whitman
(...quello di 'O capitano, mio capitano', i versi letti dal professore, interpretato dall'attore Robin Williams, nel noto film 'L'attimo fuggente')
Secondo di nove fratelli, nato a West Hills, Long Island, il 31 maggio 1819 in una famiglia di modeste condizioni economiche, Walt Whitman è considerato il maggior poeta statunitense del XIX secolo anche per l'influsso esercitato dalla sua produzione poetica su altri autori, far cui lo scrittore Ray Bradbury, e per gli uomini gay di tutto il mondo.

In un percorso itinerante di maestro elementare, tipografo, giornalista e direttore del 'Times' di Brooklyn, Walt Whitman inizia la sua produzione poetica con la realizzazione di 'Foglie d'erba' una raccolta di dodici poesie.

Il frutto dell'opera omnia è strettamente legato ai numerosi e costanti viaggi che lo portano a vivere e conoscere realtà differenti per lo sviluppo di un concetto di 'democratica totale'.

La prima edizione di 'Foglie d'erba' esce nel 1855 a spese dell'autore e in forma anonima. Le poesie raccolte celebrano il corpo nella sua massima accezione, un corpo prettamente 'virile': l'autore stesso colloca la propria entità fisica come soggetto di alcuni suoi componimenti.

Giustamente Whitman è stato definito 'il poeta del corpo'; la sua profonda passione per la multiforme personalità maschile è costantemente presente nelle sue poesie apertamente omoerotiche e rivolte soprattutto ai soldati, per i quali aveva un'ammirazione incontrastata.

Per il poeta statunitense il corpo maschile è fonte di ispirazione per arrivare a delineare il ruolo effettivo dell'uomo nella società e per la creazione di una poesia umana.

La sua fondamentale opera si evolve nel tempo con varie tirature che si susseguono negli anni 1860, 1867, 1870, per approdare alla settima conclusiva edizione del 1881, dove le 'Foglie d'Erba' approdano alla loro ultima e decisiva forma.

Il 26 marzo 1892 Whitman muore nel New Jersey.

'Toccatemi, posate la palma della mano sul mio corpo mentre passo. Non abbiate paura del mio corpo.'

(Walt Whitman)

PS: ogni vero omosessuale di classe possiede la raccolta di poesie di Walt Whitman!

   GIOVANNI ANTONIO BAZZI
   Articolo scritto da: Giovanni
Il Sodoma
('Sodoma paedico est')
Giovanni Antonio Bazzi (Vercelli 1477 - Siena 1549)
Il vercellese Giovanni Antonio Bazzi, educatosi in patria con Martino Spanzotti, nella sua breve permanenza a Milano venne influenzato dalle opere di Leonardo da Vinci ('Sacra Famiglia', 'Allegoria d'Amore') facendo successivamente proprie le caratteristiche del bello malinconico e dell'effetto 'sfumato' leonardiano.
Stabilitosi a Siena nel 1501 conobbe le opere del Pinturicchio, del Perugino e di Filippino Lippi.
Nei due successivi soggiorni romani, del 1508 e del 1512, il contatto con i grandi cicli raffaellistici lo portò a sviluppare una personale poetica e tecnica rappresentativa caratterizzata da una sensuale, morbida ricercatezza delle forme…… soprattutto maschili.
Il soprannome 'Sodoma' venne attribuito al Bazzi dai suoi contemporanei per i non celati interessi dell'estroso artista nei confronti di individui maschi ……..soprattutto più giovani.
Nelle sue opere i soggetti rappresentati sono di una bellezza unica; le forme sono perfette e armoniose e nei dipinti a soggetto sacro viene esaltata la voluttà e la grazia di natura pagana.
Definito il pittore della carne che freme, per la carica erotica dei nudi maschili, per l'intento sensuale della composizione basata su un raffinato ed elegante stile, il Bazzi è un protagonista fondamentale per la storia del manierismo toscano.
Una delle opere più famose, e sicuramente la più interessante, è il 'San Sebastiano' (1525, Firenze, Galleria Palatina).
In quest'opera, il Sodoma evidenzia l'intimo e intenso rapporto tra l'amore e il dolore in un atteggiamento volutamente manierato e nell'esposizione delle bellissime carni del Santo protettore degli appestati (Ndr). L'intera figura del San Sebastiano emana sensualità, ardore, desideri reconditi che hanno poco a che vedere con un'inutile martirio…..quelle membra stupende dovrebbero essere votate a ben altre forme di devozione…. L'opera del Bazzi evidenzia un vero amore per il corpo maschio, per le sue possibilità rappresentative e soprattutto la potenza comunicativa che solo un corpo nudo d'uomo può trasmettere.
Nei suoi soggetti maschili la carica erotica e sessuale è indiscutibile; la grandezza del Bazzi fu anche quella di saper conciliare la propria forte personalità con gli incarichi della Chiesa misericordiosa…
Anche il Sodoma, come ogni vero e autentico omosessuale che si rispetti, fu dileggiato dai contemporanei e ulteriormente maltrattato dagli storici dell'arte che hanno distorto volutamente l'immagine di un grande artista secondo un'ottica indiscutibilmente eterofila….ma è questo è discorso che ho già affrontato e non voglio perderci altro tempo.

Erroneamente ricordato e conosciuto solo per il soprannome 'Sodoma' il Bazzi dovrebbe essere presente, con la riproduzione di una sua opera, nella casa di ogni vero gay.

   DON BACHARDY CHRISTOPHER ISHERWOOD
   Articolo scritto da: Giovanni
Don Bachardy Christopher Isherwood:
ovvero un connubio amoroso...
Don Bachardy grafico e pittore erroneamente ricordato come ritrattista solo per la sua famosa relazione con Christopher Isherwood .......

Christopher Isherwood autore inglese di "Addio a Berlino", "Un uomo solo", "Ritorno all'inferno", "Christopher e il suo mondo"...leggeteli...un pò di cultura omosessuale non uccide..

Don Bachardy nacque a Los Angeles nel 1934 e all'età di 18 anni conobbe l'autore inglese Christopher Isherwood di 48 anni....

Lo scrittore inglese dedicò parte dei suoi anni alle numerose escursioni dedite alla ricerca di giovani biondini dagli occhi verdi .........ma dal fisico decisamente aitante ....ai poveri operai di fabbrica cui dedicava il suo prezioso tempo per soddisfarne le esigenze di natura.... (leggere "Lost Years. A Memoir 1945-1951")...

.......e nel corso di tali cacciagioni sulle spiagge... un giovane gentile, gradevole e arguto Don Bachardy cadde vittima delle arti seduttive e notorie (...o di notorietà?) dell'affascinante scrittore.....

......ci fu l'amore... tanto ......e dopo due anni .....grazie alle sue capacità artistiche ......Don Bachardy conobbe le luci della ribalta internazionale!

.......che dire! il testo "Ottobre" è più che esauriente nel delineare il tipo di relazione stabile (?) che Isherwood aveva instaurato con il caro Don ...love is love...

Un consiglio solo: leggete il testo per farvi un'idea della bellezza indiscutibile nell'essere omosessuali e artisti al tempo stesso e al massimo livello ........

.....e non nascondo una sottile, ma indiscussa, invidia personale nell'essere solo omosessuale e non un grande artista .....considerato che il talento aiuta a vivere molteplici e svariate esperienze...

   FRANCIS BACON
   Articolo scritto da: Giovanni
Francis Bacon
Il presente scritto non si pone come un breve testo di critica sulla poetica dell'autore e sulla sua produzione ma vuole solo offrire delle osservazioni su come l'immagine di un grande artista omosessuale sia filtrata tramite termini ora denigratori, talora pseudo-commiserativi e di carattere spettacolare e folcloristico.

Numerosi saggi e testi di storia dell'arte hanno evidenziato l'impressionante creatività di Francis Bacon facendo riferimenti, più o meno espliciti, all'influenza esercitata dall'omosessualità sulla sua arte.

La vita socialmente non consuetudinaria di Francis Bacon, la vita di un omosessuale definita, a tutt'oggi, con termini come "deviante" e protagonista di "un'esistenza dissoluta e alquanto anormale", trova giustificazione solo attraverso la sua arte: all'artista si perdonano sempre le "debolezze".

La poetica di Bacon, la sua produzione artistica, i messaggi proiettati dalle sue opere passano in secondo piano e vengono setacciati dietro il giudizio un'apparente accettazione dell'uomo Francis solo perché "grande artista".

L'esistenza di Bacon, indubbiamente originale, non è dissimile da quella di molti altri artisti che, non essendo omosessuali, non acquistano quell'aspetto turpe che diventa genio dell'anormalità e quindi sempre "genio" da dover accettare senza rinunciare alla sottolineatura delle sue peculiarità….

La produzione di un artista gay (e di un gay come Bacon..) mal si concilia con la società dagli accenti eterofili che ricorre all'utilizzo di componenti bohémien per facilitare la deglutizione ad un più vasto pubblico dell'opposta sponda...

Nei vari scritti sull'autore il ritratto che viene fornito dell'artista è quello di un genio disgustoso dove la componente sessuale è solo aspetto aberrante e pittoresco; è l'attore che "beve" prima dell'entrata in scena.

L'affascinante ritratto di Bacon nel film di John Maybury coglie solo gli aspetti crudi di un'esistenza senza sottolineare come una sensibilità gay possa generare una produzione "altra" e "alta", rispetto a quella di un artista eterosessuale.

La serie di studi in cui la figura umana, all'interno del suo lavoro di studio e di ricerca, attraverso graduali processi di disgregazione e mutazioni prospettiche, è portata a una metamorfosi psicologico-formale trova le sue radici nell'esistenza omosessuale dell'artista ma che viene comunicata alla grande massa solo sotto una luce di asprezza non indifferente.

Quello che si attende è una critica ed una analisi dell'artista in collegamento alla sua sfera sessuale scevrata dalla componente "turpe" alla quale è stato associato fino ad ora.
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