Generalmente le indagini statistiche, se vengono condotte in maniera professionale, hanno sempre un discreto margine di attendibilità, ma curiosamente i loro risultati non vengono diffusi più di tanto quando mettono in luce una realtà imbarazzante o che potrebbe mettere in discussione alcune cose che si danno per scontate. In particolare questo accade per le indagini che vanno a rilevare le abitudini sessuali, soprattutto in un paese come l’Italia di questi ultimi anni. Ad esempio ha avuto una scarsissima eco l’indagine compiuta dall’Istituto di Ortofonologia di Roma (specializzato, cioè, nei problemi relazionali e di comunicazione dell’età evolutiva), che ha messo in luce che fra gli undici e i sedici anni il 60% dei ragazzi e il 35% delle ragazze ha avuto esperienze omosessuali, che solo il 55% di loro utilizza il preservativo e che ben il 70% usa la parola gay come un insulto. Il materiale su cui riflettere non manca, ma è ben poca cosa rispetto al libro “LA SESSUALITA’ DEGLI ITALIANI” di Marzio Barbagli (appena pubblicato da Il Mulino). Si tratta di un’indagine pluriennale, condotta su un campione di oltre settemilatrecento persone con un’età compresa fra i diciotto e i settant’anni, che punta ad evidenziare quelle che sono le abitudini sessuali degli italiani al volgere del millennio. Fra tante tabelle e approfondimenti vale la pena citare perlomeno un risultato decisamente inaspettato, che potrebbe capovolgere radicalmente alcuni dei più radicati pregiudizi che coinvolgono eterosessualità e omosessualità. Infatti sembrerebbe proprio che per ogni omosessuale italiano che ha un rapporto anale ci siano ben quattordici eterosessuali che fanno altrettanto, con buona pace di chi si ostina ad appigliarsi alla condanna religiosa della sodomia per giustificare la propria omofobia. Evidentemente questo dimostra che non bisogna mai dare nulla per scontato.