Sul fatto che l'editoria gay in Italia faccia ancora molta fatica ad affermarsi c'è poco da dire: le cose non cambieranno finchè non si creerà un vero circuito per questo tipo di prodotti, finchè i potenziali lettori non troveranno il coraggio di esporsi di più e finchè gli editori - per primi - non supereranno certi stereotipi legati al loro target di riferimento. Questo vale soprattutto per il settore delle riviste a tema gay, che in Italia è ormai inesistente al di fuori della free press distribuita nei locali gay (che però rappresentano un circuito di distribuzione tutt'altro che capillare, soprattutto nelle città in cui i suddetti locali non sono presenti e per le persone che non hanno intenzione di frequentarli). Internet in parte compensa questa situazione, ma una rivista cartacea professionale e competente, in grado di offrire contenuti e approfondimenti di qualità, è un'altra cosa. La storica Babilonia sta facendo un ultimo tentativo di riproporsi in edicola bimestralmente, ma lo fa usando lo stesso stile che negli ultimi anni l'ha portata a non avere lettori e sponsor sufficenti per andare avanti: evidentemente dà ancora per scontato che la tematica GLBT basti da sola ad attirare pubblico GLBT, quando in realtà non è più così da molto tempo. Come se tutto ciò no bastasse, dalle nostre parti il pubblico gay si è abituato a seguire riviste che toccano temi di suo interesse senza "esporsi" troppo, garantendo una sorta di privacy supplementare. La cosa paradossale è che anche gli editori delle suddette riviste lo sanno bene, e sempre più spesso ammiccano proprio al loro pubblico gay. In questi giorni, ad esempio, in tutti i siti gay del mondo si è parlato di come l'edizione italiana di VANITY FAIR abbia dato spazio al noto gay porn performer Francois Sagat, che ha fatto da modello per gli artisti francesi (gay dichiarati e in coppia) Pierre et Gilles, con tanto di foto a tutta pagina. Per la serie "i segreti di Pulcinella"...