Si parla ancora oggi di omosessualità, guardando ad ampio raggio la tematica il fatto che se ne parli significa che ancora oggi ciò costituisce un argomento o meglio un tema non compreso del tutto per cui “diverso”.
Il fatto di porre l’accento sulle origini dell’omosessualità preclude una visione dell’orientamento sessuale quale semplice manifestazione di interesse, attrazione nei confronti di persone dello stesso sesso, per ricercare, invece, il perché di tale stato.
Questo sta a significare una difficoltà a condividere l’espressione della personalità nella sua autenticità ed unicità.
Già il fatto di parlare di omosessualità implica, a mio parere, un confronto con l’eterosessualità, quasi a cercare una giustificazione, un metro di paragone di ciò che differenzia o unisce, sarebbe più opportuno parlare di “sessualità” intendendo con ciò il proprio modo di vivere la propria sessualità.
È vero che negli ultimi anni il fatto di parlarne abbia aperto le coscienze e spinto ad una visione più ampia dell’espressione di ciò che si sente di essere, ma ciò non può e non deve creare una barriera col comportamento eterosessuale ma, trasmettere l’idea che la sessualità si esprime in modi diversi.
Oggi occorre dare sostegno ai processi di sviluppo, alla realizzazione di ogni essere umano prestando solo attenzione al perché delle cose ma a come vive all’interno di un sistema variegato, ricco ma nello stesso tempo fortemente condizionante e forse limitante nella scelta ed esecuzione delle proprie azioni.
Ricordo a tal proposito uno stralcio di una lettera che nel 1935 S. Freud scrisse a una madre americana: “l’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione, e non può essere classificata come malattia”.
La lettera prosegue con riferimenti ad uomini celebri come Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci ecc…che sono stati omosessuali ma quasi nessuno si sia accorto di ciò ma invece li ricordano per il segno che hanno lasciato e per la loro integrità sia fisica che mentale.
Mi colpisce il riferimento al vantaggio, non vorrei mai pensare che una “condizione” possa essere più o meno vantaggiosa per arrivare vittoriosi al traguardo, in quanto il traguardo è strettamente personale ed unico per ognuno.
Intendo il vantaggio come uno stato profondamente intimo e personale che passa da un’accettazione completa di chi si è, di come si vive,di come ci si relaziona all’altro e dove si vuole arrivare.
In questo è implicita una conoscenza profonda del nostro “essere persona” che passa dal realizzare le varie parti che costituiscono il nostro essere nel mondo o per meglio dire il nostro esser-ci.
La vita di ogni essere umano è un percorso, una strada che si deve percorrere, attraversare, scegliere, a volte ci sono ostacoli altre volte rallentamenti per lavori ma ciò non ferma il fluire del movimento per raggiungere l’obiettivo che ci si è posti.