Parlare di amore ed innamoramento è in fondo parlare della nostra storia e delle nostre esperienze, delle relazioni tra i membri della coppia genitoriale (marito-moglie) e le relazioni primarie tra i figli e la coppia genitoriale (madre-padre). I modi in cui, da adulti, si vivono i processi di innamoramento, di legame con l'altro, sono influenzati ma non determinati, da come i nostri genitori prima e poi tutte le altre figure adulte di riferimento, ci hanno sostenuto, incoraggiato e amato.
La condizione dell'innamoramento spinge ogni essere umano a sperimentare un coinvolgimento fisico, psichico e relazionale carico di cambiamento e alterazione nel comportamento osservabile e negli atteggiamenti. Succede che la persona innamorata non si riconosce più e la conferma degli altri sostiene la piacevole tensione emozionale che lo stato di innamoramento provoca. È sicuramente un'esperienza unica, ricca che coinvolge tutta la persona, che allarga i confini dell'io che si pone verso un'apertura dell'altro in un mix di autonomia e appartenenza, vicinanza e lontananza. Sono questi i temi in cui la coppia si misura, esaurita la fase dell'eccitazione - innamoramento, è come se il tutto si gioca su un continuum in ciò che può essere integrabile; il problema sorge quando si estremizzano troppo le polarità.
È opportuno sottolineare il carattere di dipendenza che l'innamorato ha nei confronti del partner, se ciò è accettabile in una prima fase, perché l'altro è meraviglioso...unico.non potrei vivere senza lui/lei, successivamente questo porta ad uno stato di dipendenza affettiva; è importante capire cosa l'altra persona provoca, accende e stimola. Ma l'amore consiste solo nel donarsi? Nel desiderare il partner? No, c'è un implicito bisogno di essere considerato, sognato e desiderato che è legittimo ma che però va tenuto in considerazione perché inserito in un contesto duale (dare e ricevere, bisogni e appagamenti dell'uno ma anche dell'altro). L'esperienza dell'amore concorre principalmente ad accrescere noi stessi, è un processo di autoconoscenza in quanto emergono aspetti e immagini che sono stati nascosti, ma che ci sono sempre stati, e di cui non siamo consapevoli; ciò costituisce la risorsa, di cui non ci si accorge.., che ci da forza quando l'amore finisce, quando si sperimenta l'abbandono.
Questo aspetto è intenso ed i sentimenti che si scatenano sono molto forti e devastanti, tendenti, questa volta, più alla distruzione, di sé e dell'altro, che all'edificazione e costruzione di un amore completo e soddisfacente. Emerge prepotentemente, dapprima l'idealizzazione dell'altro in cui si esasperano i pregi e scompaiono i difetti (l'altro è unico e speciale) successivamente l'aspetto più egoista e narcisista, l'attenzione è puntata su di sé in quanto persona che non meritava questa fine, che si colloca in una posizione up (frase tipica: "non troverà mai una persona come ME").
Quando l'emotività e l'irrazionalità prendono il sopravvento la visione della realtà è distorta, non si pensa che la relazione duale è sempre una relazione in cui ognuno ha il 50% di partecipazione, coinvolgimento e responsabilità, scaricare le colpe interamente sull'altro indica la difficoltà, la debolezza di testarsi in tutti gli aspetti che la vita ci offre; è l'immaturità affettiva, il blocco relazionale.
Nel momento in cui la sofferenza è forte e acuta, tentare di schiacciarla e di reagire per sfuggire alla resa dei conti, certamente non aiuta la persona perché confrontarsi con la sofferenza porta a sperimentarsi con la polarità di cui siamo meno consapevoli (tristezza, sofferenza, rabbia, delusione, aggressività ecc..) ma che è in noi, che è parte integrante dell'esistenza di ogni essere umano, nessuno escluso. È opportuno "stare" con la sofferenza, porsi delle domande e a queste dare risposte che rivolgano lo sguardo verso nuovi processi evolutivi, rimuginare sul passato o rimpiangere su ciò che è stato rallenta il decorso della nostra vita.
Vivere il "momento doloroso" significa avere consapevolezza di ciò che sta succedendo per poi proiettarsi verso il futuro, è presente cioè la propensione ad orientarsi in un nuovo spazio e a dar nuovo vigore all'intenzionalità.
Un organismo consapevole di ciò che sente, è consapevole di ciò che vuole, di come agire e dove andare. Consapevolezza vuol dire "sentire" e trasformare la coscienza in un atto.
Le gioie fecondano. I dolori portano alla nascita. (W. Blake, 1987)