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Apr 08,2006


King Kong

di Madhatter

Non deve essere facile per un regista tornare a dirigere un film dopo aver diretto uno degli eventi più importanti della storia recente del cinema. Giusto per fare un esempio, James Cameron, l’autore di Titanic, non torna dietro la macchina da presa dal 1997…  Peter Jackson invece, reduce dalle fatiche epiche della trilogia del Signore degli Anelli, si è subito buttato anima e corpo nella realizzazione di un altro sogno di una vita: il remake di King Kong. Pare che proprio il film originale del 1933, visto e rivisto da bambino, abbia spinto Jackson sulla strada del cinema: e benedetto il giorno in cui il piccolo Jackson vide il film di Cooper perché di film in film l’autore neozelandese si dimostra essere un grande del cinema! King Kong è quindi soprattutto un atto d’amore: basta questo dato per porre una distanza abissale tra questo film e gli altri due rifacimenti, entrambi targati de Laurentiis (il primo, con Jessica Lange e Jeff Bridges, del 1976 e l’improponibile King Kong 2 del 1986). Infatti non si tratta semplicemente di un aggiornamento alla luce delle nuove possibilità che offre la tecnologia digitale (come il tremendo Godzilla di qualche anno fa, per esempio) ma di un omaggio sentito e appassionato a una delle figure mitiche del cinema.
La storia della Bella che spezza il cuore alla gigantesca Bestia viene così riproposta rispettando filologicamente le ambientazioni e la trama del film del 1933, con qualche significativa eccezione: il personaggio del regista, Carl Denham (Jack Black) diventa un cinico manipolatore; Jack Driscoll (Adrien Brody), nell’originale il capitano della spedizione che porta i protagonisti sull’Isola del Teschio, diventa qui uno sceneggiatore; l’erotismo tra Kong e Ann Darrow (Naomi Watts, semplicemente perfetta) viene sfumato in una relazione puramente romantica. E poi c’è lui: Kong.
Prima o poi l’Academy dovrà considerare se assegnare l’Oscar per la migliore interpretazione digitale o, forse, dovrebbe seriamente pensare di candidare come migliore attore Andy Serkis che prestò corpo e mimica a Gollum con risultati eccezionali e che qui si supera nell’interpretazione di Kong.
L’Ottava Meraviglia del Mondo, il gigantesco scimpanzé che si innamora della bella attrice per andare a morire in cima all’Empire State Building, è finalmente un personaggio vero, non solo un effetto speciale concepito per attirare il pubblico.
Non è solo questione di credibilità: la computer grafica ha sicuramente i suoi meriti ma senza la passione con cui il regista si è buttato nel film, una passione che ha evidentemente contagiato l’intero cast, Kong sarebbe soltanto l’ennesima macchina da soldi. E invece per tre ore si ride, si piange, ci si spaventa, ci si emoziona.
E’ bello vedere che i blockbuster americani, sono ancora capaci di divertire, commuovere, emozionare.
E’ bello vedere che sono ancora capaci di essere grande cinema. Onore al Re!

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